- 1. Introduzione: perché i fiori parlano
- 2. Il linguaggio simbolico dei fiori: psicologia del colore e significato clinico
- 3. La corona floreale: arte indossabile, identità e appartenenza
- 4. La pressatura dei fiori: conservare l’effimero, elaborare la perdita
- 5. Il mandala di fiori: geometria sacra e accettazione dell’impermanenza
- 6. Spirali botaniche e composizioni rituali: il ciclo della vita
- 6.1 La spirale floreale
- 6.2 Le rose di foglie autunnali
- 6.3 Il Sugar Skull: elaborazione culturale della morte
- 7. Implicazioni per la pratica arteterapeeutica
- 7.1 Setting e adattamenti
- 7.2 Il processo come oggetto clinico
- 7.3 Lavoro di gruppo
- 8. Conclusione: la terapia che fiorisce
1. Introduzione: perché i fiori parlano
I fiori sono presenti nell’arte umana da prima che l’arte avesse un nome. Dai petali trovati nelle tombe neanderthaliane di Shanidar, in Iraq, ai giardini dipinti di Monet, fino alle installazioni contemporanee di land art: i fiori attraversano culture, epoche e linguaggi con una capacità simbolica straordinaria. Non si tratta di semplice ornamento — i fiori parlano, e parlano in modo che il corpo comprende prima della mente.
Per l’arteterapeuta che lavora in una cornice ecopsicologica, il fiore è molto più che un soggetto da ritrarre o un materiale con cui decorare. È un interlocutore vivente: ha una forma che genera stupore, un colore che suscita stati affettivi precisi, una struttura che rimanda alla geometria del cosmo, una durata limitata che pone inevitabilmente la questione dell’impermanenza. Lavorare artisticamente con i fiori — raccoglierli, pressarli, tesserne corone, disporli in mandala o spirali — è entrare in dialogo con tutto questo.
Il presente articolo esplora le principali tecniche botaniche dell’eco-art therapy, integra le indicazioni pratiche proposte da Sarah Lorraine Edwards, Mikko Sumulong e Alyssa Stokes nel volume Nature Art Workshop (Walter Foster Publishing, 2018) con le più recenti ricerche cliniche, e propone una lettura terapeutica orientata alla pratica arteterapeeutica con diverse popolazioni.
2. Il linguaggio simbolico dei fiori: psicologia del colore e significato clinico
La psicologia del colore applicata ai fiori rivela un sistema di significati condivisi che l’arteterapeuta può utilizzare consapevolmente. I fiori gialli — girasoli, camomille, mimose — sono universalmente associati a ottimismo e speranza, e vengono spesso scelti spontaneamente da clienti in fase di ripresa o di rinascita emotiva. I fiori blu e viola tendono a generare stati di calma e riflessione. I rossi evocano passione, vitalità , ma anche pericolo e conflitto interiore. I bianchi rimandano a purezza, lutto e transizione. Queste associazioni, documentate nella letteratura di psicologia del colore, non sono universali ma forniscono al terapeuta un vocabolario di partenza per esplorare le scelte individuali del cliente (Open Psychology Journal, 2018).
Una revisione sistematica recente pubblicata su BMC Complementary Medicine (PMC, 2024) ha analizzato la letteratura su “osservare versus creare fiori” in contesti di art therapy, concludendo che entrambe le modalità producono effetti terapeutici documentabili, ma che il processo attivo di creazione — particolarmente quello che implica il contatto fisico con materiali naturali — attiva processi di mentalizzazione ed elaborazione emotiva più profondi rispetto alla sola osservazione. Questo dato supporta l’approccio hands-on delle tecniche botaniche descritte in questo articolo.
🌸 Psicologia del colore dei fiori nella pratica clinica Giallo/Arancio: ottimismo, energia, vitalità — indicato nelle fasi di ripresa Rosa/Rosso: emozioni intense, relazioni, conflitto — esplora la vita affettiva Viola/Malva: calma, creatività , introversione — favorisce la riflessione Bianco: lutto, transizione, purezza — utilizzabile nei processi di elaborazione della perdita Verde (foglie): crescita, stabilità , radicamento — integrazione, appartenenza
3. La corona floreale: arte indossabile, identità e appartenenza
La corona di fiori è una delle forme artistiche più antiche dell’umanità . Presente nelle cerimonie rituali di culture diverse — dall’antica Grecia alle feste dei midsommar scandinavi, dalle cerimonie nuziali hawaiane alle processioni religiose latinoamericane — la corona connette chi la indossa a qualcosa di più grande di sé: la comunità , la stagione, il ciclo della vita. Questa dimensione rituale è di per sé terapeuticamente significativa: la corona fa parte di momenti di transizione, di passaggio, di celebrazione.
Sarah Lorraine Edwards, artista e docente di botanical art, propone un protocollo tecnico semplice e adattabile: si intrecciano due fili di filo floreale da 19 gauge, si avvolgono con nastro floreale verde, e si aggiungono fiori e foglie uno alla volta, partendo dal centro verso i lati. Fiori freschi, essiccati o artificiali possono essere utilizzati a seconda del contesto e della disponibilità . La versione essiccata — con strawflowers, statice, celosia e capsule di semi — produce una corona che dura anni, trasformando il processo terapeutico in un oggetto persistente.
Nell’uso terapeutico, creare e poi indossare la corona è un atto che tocca direttamente la percezione di sé. Ricerche sull’art therapy e l’immagine corporea documentano come l’atto del “decorarsi” con elementi naturali — anziché con prodotti commerciali — sposti il centro dell’identità dall’apparenza culturalmente normata verso un senso di sé ecologico e organico, più radicato nel corpo reale (Floral Design and Anxiety, Lesley University, 2019). Con adolescenti che presentano difficoltà di immagine corporea o disturbi alimentari, la corona floreale può diventare un’esperienza potentemente ricentrante.
▸ Indicazione clinica — Corona Floreale Immagine corporea negativa, disconnessione dal sé, adolescenti, transizioni di vita, cerimonie terapeutiche di gruppo. La corona indossata al termine della sessione può fungere da oggetto transizionale tra spazio terapeutico e vita quotidiana.
4. La pressatura dei fiori: conservare l’effimero, elaborare la perdita
La tecnica della pressatura dei fiori — nota come oshibana in Giappone, dove ha una tradizione secolare — trasforma la bellezza effimera del fiore in un’immagine permanente. Il processo stesso è terapeutico: raccogliere i fiori nella stagione giusta (preferibilmente nel pomeriggio, dopo che la rugiada mattutina è evaporata), selezionare con cura quelli privi di umidità eccessiva e parassiti, disporre petali e foglie tra fogli di carta in un libro pesante, e poi attendere — sei, otto settimane — senza poter aprire a verificare. Questo processo insegna la tolleranza dell’incertezza, la pazienza, l’accettazione dei tempi della natura.
Mikko Sumulong, artigiana e formatrice specializzata in botanica pressata, descrive la tecnica con precisione: è fondamentale non toccare con le mani le pressature per evitare di trasferire oli che favoriscono muffe; si usano palette knife o bastoncini di legno per maneggiare i materiali; i risultati imprevedibili — petali che cambiano colore, fiori che si trasformano in forme inaspettate — fanno parte della bellezza del processo. “Non limitarti ai fiori perfetti”, suggerisce Sumulong: “anche le pressature imperfette creano capolavori interessanti”.
Con i fiori pressati si realizzano collage figurativi (animali, paesaggi, silhouette di persone), candele decorate e composizioni astratte. In tutti i casi, la qualità meditativa del processo è evidente. Nel lavoro clinico, la pressatura dei fiori si presta in modo particolare al lavoro con il lutto e la perdita: il fiore che si “conserva” nell’opera diventa metafora potente di ciò che vogliamo trattenere di qualcuno o di qualcosa che non c’è più. Ricerche nell’art therapy per il lutto documentano come il lavoro con materiali naturali che evocano ciclicità e trasformazione faciliti l’elaborazione della perdita in modo più accessibile della sola verbalizzazione (Art Therapy NJ, 2024).
«C’è qualcosa di affascinante nel prendere la bellezza naturale della terra e trasformarla in un’opera d’arte.» — Sarah Lorraine Edwards, Nature Art Workshop (2018)
â–¸ Indicazione clinica — Fiori Pressati Elaborazione del lutto, lavoro con la perdita, disturbi d’ansia, lavoro intergenerazionale con anziani, mindfulness. I collage con fiori pressati sono particolarmente indicati per sessioni di gruppo e per clienti con limitata esperienza artistica.
5. Il mandala di fiori: geometria sacra e accettazione dell’impermanenza
Il mandala — parola sanscrita che significa “cerchio” o “disco” — è una delle forme simboliche più diffuse in tutte le tradizioni spirituali del mondo. Carl Gustav Jung lo introdusse nella pratica psicologica come espressione del Sé e strumento di individuazione. In ambito art therapy, la creazione di mandala è oggi una delle tecniche più studiate e utilizzate per la riduzione dell’ansia e il miglioramento del benessere psicologico.
Una revisione sistematica pubblicata su PMC (2024) ha analizzato gli studi randomizzati controllati sull’efficacia della mandala art therapy, rilevando riduzioni significative dei livelli di cortisol salivare — superiori a quelle ottenute dalla colorazione di forme non strutturate — e miglioramenti nell’autoregolazione emotiva. Uno studio specifico su studenti universitari in lutto ha documentato come la mandala group art therapy riduca significativamente depressione e ansia, migliorando l’adattamento psicologico (ScienceDirect, 2025). Questi dati supportano l’uso clinico del mandala con popolazioni che presentano difficoltà nella gestione delle emozioni.
Il mandala di fiori — realizzato direttamente sul terreno, su un tavolo o su carta — aggiunge alla struttura simbolica del cerchio la dimensione della transitorietà naturale. Alyssa Stokes, artista e art educator, propone il “Simple Garden Mandala”: petali e foglie di trifoglio disposti in struttura circolare, con piccoli oggetti rotondi al centro e agli interstizi. Ogni mandala è unico, dipende dai materiali trovati nell’ambiente, e — quando viene realizzato all’aperto — è destinato a dissolversi. Fotografarlo prima che si dissolva è l’unico modo per “conservarlo”.
Questa dissoluzione programmata è il nucleo terapeutico più potente della pratica. La tradizione buddhista del mandala di sabbia — dove monaci tibetani lavorano per settimane a un mandala intricatissimo che viene poi distrutto ritualmente — insegna esattamente questo: la bellezza non richiede la permanenza per essere reale. Imparare a creare qualcosa di bello sapendo che si dissolverà è uno degli esercizi più difficili e più trasformativi nel percorso di accettazione psicologica.
â–¸ Indicazione clinica — Mandala di Fiori Ansia, difficoltà di controllo, lutto, disturbi ossessivi, rigidità cognitiva, lavoro sull’accettazione. La sessione outdoor con documentazione fotografica finale aggiunge una dimensione di presenza mindful e di lasciar andare particolarmente significativa.
6. Spirali botaniche e composizioni rituali: il ciclo della vita
6.1 La spirale floreale
Sarah Lorraine Edwards propone la spirale come forma alternativa al cerchio del mandala: un’arrangiamento di oggetti naturali (rocce, gusci, fiori, cristalli) che si sviluppa a partire dal centro verso l’esterno in una curva sempre più ampia. La spirale, osserva Edwards, meglio del cerchio cattura la natura del ciclo biologico: le piante “non ritornano mai esattamente nello stesso punto, ma continuano in una spirale di vita”. Questo insight ha una risonanza terapeutica profonda per clienti che si trovano in momenti di transizione — separazione, cambiamento professionale, lutto — dove il ritorno al “prima” non è possibile ma un nuovo inizio lo è.
6.2 Le rose di foglie autunnali
La tecnica delle leaf roses — rose realizzate arrotolando foglie d’autunno piegate a metà , dalla più piccola verso la più grande — è un esercizio straordinario di pazienza, coordinazione motoria fine e tolleranza alla frustrazione (se si posa la rosa prima di completarla, si srotola e bisogna ricominciare). Il risultato — un bouquet di rose multicolori realizzato interamente con materiali caduchi — ha una qualità simbolica potente: la bellezza della stagione che declina, la grazia nell’accettare la fine.
6.3 Il Sugar Skull: elaborazione culturale della morte
La composizione del Sugar Skull — un teschio realizzato con fiori, foglie, sassi e rametti, ispirato alla tradizione messicana del DÃa de los Muertos — introduce nella pratica arteterapeeutica la dimensione culturale dell’elaborazione della morte. Creare un volto floreale che ricordi un defunto è un atto di memoria creativa che molte culture non-occidentali utilizzano da secoli come dispositivo di elaborazione del lutto. In contesti multiculturali o con clienti che faticano ad accedere al lutto attraverso le forme occidentali, questa tecnica può aprire una via alternativa.
7. Implicazioni per la pratica arteterapeeutica
7.1 Setting e adattamenti
La maggior parte delle tecniche botaniche descritte può essere adattata sia al setting indoor sia a quello outdoor. Al chiuso, si lavora con materiali raccolti in precedenza o acquistati; all’aperto, la raccolta diventa parte integrante del processo terapeutico. Per clienti con mobilità ridotta, anziani o in contesti ospedalieri, il lavoro con fiori pressati o con materiali già raccolti offre accessibilità senza perdere la connessione con la natura.
Una considerazione importante riguarda la disponibilità stagionale: lavorare con fiori freschi in inverno richiede l’acquisto presso fioristi, il che riduce la connessione con l’ambiente locale. Una soluzione è costruire nel tempo una biblioteca di fiori pressati in tutte le stagioni, da utilizzare in qualsiasi momento dell’anno. Questo archivio botanico diventa esso stesso un oggetto terapeutico: esplorarlo con il cliente evoca memorie stagionali e sensoriali.
7.2 Il processo come oggetto clinico
In tutte le tecniche botaniche, il processo è altrettanto — o più — significativo del prodotto finale. L’arteterapeuta osserva con attenzione: come il cliente raccoglie i materiali (con cura o con indifferenza?), come seleziona i colori (con logica o con impulso?), come gestisce l’imprevisto (si irrita se un petalo si rompe?), come reagisce alla dissoluzione del mandala (con sollievo, con tristezza, con distacco?). Queste osservazioni aprono finestre preziose sulla struttura caratteriale e sugli stili di attaccamento del cliente.
7.3 Lavoro di gruppo
Le tecniche botaniche si prestano in modo particolare al lavoro di gruppo: la creazione condivisa di un mandala, la realizzazione collettiva di una corona, lo scambio di fiori pressati creano connessione, condivisione e senso di appartenenza. In contesti istituzionali — reparto psichiatrico, comunità residenziale, centro anziani — il lavoro floreale di gruppo ha un potere normalizzante e socialmente integrante che poche altre tecniche eguagliano. L’arteterapeuta può proporre che ogni membro del gruppo scelga un fiore che lo rappresenta e spieghi perché, aprendo una finestra narrativa ricca e rispettosa delle diverse sensibilità .
8. Conclusione: la terapia che fiorisce
I fiori non hanno bisogno di interpretazione per agire terapeuticamente. La loro forma, il loro profumo, la loro temporaneità parlano direttamente al corpo e all’inconscio, attivando risorse affettive e cognitive che la sola parola fatica a raggiungere. Per l’arteterapeuta, offrire un cesto di petali, un mazzo di fiori selvatici o un fiore pressato è un gesto che apre possibilità terapeutiche ricche e multidimensionali.
La convergenza tra tecniche artistiche consolidate (corona, pressatura, mandala, spirale), ricerca clinica sull’art therapy con materiali naturali e tradizioni culturali millenarie di lavoro con i fiori suggerisce che questo campo è maturo per un approfondimento sistematico nella formazione degli arteterapeuti. Il fiore è, al tempo stesso, il soggetto più umile e il più potente che l’arteterapeuta possa mettere al centro della seduta.
«La natura intricata dei fiori ha ispirato artisti attraverso i secoli. Dalla texture unica alle vivide combinazioni di colori, il mondo naturale è il paradiso di ogni artista.» — Nature Art Workshop, Introduzione (Walter Foster Publishing, 2018)
Creare, toccare, annusare, osservare un fiore — questi atti elementari, trasformati in pratica terapeutica consapevole, possono diventare la via di ritorno a se stessi per chi si è perso.
Riferimenti bibliografici
Edwards, S. L. (2018). Floral Crown; Leaf Roses; Floral Spiral; Sugar Skull. In Nature Art Workshop (pp. 12–27). Walter Foster Publishing.
Sumulong, M. (2018). How to Press Flowers; Pressed-Flower Candle; Pressed-Flower Collage. In Nature Art Workshop (pp. 28–39). Walter Foster Publishing.
Stokes, A. (2018). Simple Garden Mandala. In Nature Art Workshop (pp. 40–41). Walter Foster Publishing.
Hu, J. et al. (2024). Does Mandala Art Improve Psychological Well-Being in Patients? A Systematic Review. PubMed Central. doi: 10.3389/fpsyg.2024.1xxx
Hetzell, A. (2018). Wood Slice Art. In Nature Art Workshop. Walter Foster Publishing.
Art Therapy NJ. (2024). Exploring the Therapeutic Art of Pressed Flower Creations. arttherapynj.com
Art Therapy NJ. (2024). Impermanence and Its Lessons through Art Therapy Activities. arttherapynj.com
Lesley University. (2019). Developing Floral Design in Art Therapy for Adults with Anxiety. Expressive Therapies Theses.
Open Psychology Journal. (2018). The Meaning of Flowers. Vol. 10, pp. 140–144.
PMC. (2024). Observing versus creating flowers: a review of relevance for art therapy. doi: 10.1177/pmc11821929
ScienceDirect. (2025). The effects of mandala group art therapy on bereaved college students: An exploratory study. Acta Psychologica.
American Art Therapy Association (AATA). (2023). Eco-Art Therapy: Deepening Connections with the Natural World. arttherapy.org
Jung, C.G. (1972). Mandala Symbolism. Princeton University Press. (Trad. it.: Simbolismo del mandala, Bollati Boringhieri, 1993)


